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L'uomo del bar
Scritta da: IL MARITO DI BARBARA (6)

DAL DIARIO DI BARBARA: 20 febbraio 1991

Avevo sempre pensato che il sesso fosse cosa secondaria da farsi con il proprio uomo quasi un dovere che un piacere.
Cresciuta in una famiglia cristiana, ho frequentato scuole "serie" in cui anche cretino era considerata una parolaccia terribile! Fidanzata da anni con un uomo a cui il sesso piaceva tranquillo conducevo una vita che, allora consideravo normale, casa, lavoro, sport e fidanzato con cui facevo l’amore, se mi andava bene, tre volte al mese! I miei sensi dormivano e quando lui mi prendeva, non arrivavo quasi mai all’orgasmo.Entrava, qualche botta e poi lui godeva, io quasi mai fino in fondo! Così passavano gli anni e la mia gioventù stava lasciando il posto alla nascita di una donna, una nuova donna. Ero bella, sicuramente più bella e affascinante di quando ero una ragazzina tutta sport e agonismo.
Ma la cosa che stava trasformandosi in me veniva da dentro, sentivo impulsi sempre più forti e incominciavo ad amare il mio corpo, ad apprezzare i commenti degli altri. Tutte le mattine facevo il solito percorso per andare al lavoro in piscina, uscivo presto, vagabondavo un po’ davanti le vetrine, un bar, sempre il solito, colazione e edicola prima di entrare al centro sportivo di Sestri. Ma quella mattina fu diversa e segnò il mio risveglio totale al sesso e la mia voglia di sentirmi donna fino in fondo amando e compiacendo il mio piacere! Un uomo dall’aspetto trasandato, capelli bianchi, un corpo non più giovanile, chissà, avrà avuto circa 60 anni se non di più, si avvicinò al bancone del bar dove sorseggiavo il mio solito cappuccino.
"Ciao, signora,sai che sei proprio una gran cavalla?"
Lo guardo arrossendo, avrei voluto rispondergli "ma come si permette? Invece mi limito a non parlare, finisco il bicchiere d'acqua e esco.Quell’apprezzamento invece di darmi fastidio mi aveva ringalluzzito. Nei giorni che seguirono, al bar, il tipo c’era sempre e, puntualmente, si avvicinava a me sussurrandomi varie frasi sconce ed apprezzamenti sempre più pesanti sul mio conto.Quest’uomo deve essere un pervertito, pensavo fra me, ha uno sguardo intenso e sporco di quelli che sanno il fatto loro e, per quanto gli anni avevano segnato il suo aspetto fisico, si intravedeva ancora la sua forza maschile. Solitamente indossava jeans e una camicia nera aperta sul petto mettendo in mostra una catenina e un ciondolo fatto ad ancora che appoggiava sui peli grigi. Per quanto cercassi di restare indifferente, quella situazione stava turbando la mia vita e incominciavo ad essere attratta verso quell’uomo sporco, porco.
Non dissi nulla a Dario, tanto non avrebbe compreso , si sarebbe arrabbiato con il tipo facendo sceneggiate da macho, ma passavo momenti a fantasticare su lui, su un eventuale incontro più ravvicinato, fantasticavo e sentivo una nuova eccitazione attraversare il mio corpo, sentivo i miei pensieri prendere forma e le cosce diventare calde.
A letto fantasticavo e, più di una volta mi sono masturbata al pensiero.
Mi resi conto di desiderare quell’uomo di voler far prendere forma a tutti quegli apprezzamenti che, ogni giorno mi venivano rivolti. Così quella mattina decisi di approfondire il discorso con quello sconosciuto. Mi vestii in maniera particolarmente provocante,vestitino corto, tanga nero.
Infilai il cappotto lungo ed uscii come sempre.
Mentre camminavo sentivo gli occhi addosso dei passanti e la cosa mi eccitava. Entrai al bar, lui era lì, con quel suo sguardo voglioso, la liquirizia in bocca. Ordinai il solito, lui si avvicina. :"Vedo che incominci a sentirti troia al punto giusto! ma guarda che bel vestitino che hai oggi e, ottima scelta anche per le mutandine sotto, ma perché non te le sfili?" Per la prima volta decisi di rispondergli:"Dove, qui?"
Certo- rispose lui con un sorriso- sfilati di fianco e falle scivolare qui, con indifferenza e poi dammele!"
Mi sorpresi ad obbedirgli, imbarazzata, eccitata, col desiderio di sentirmi predestinata a lui, mi misi tra il bancone e lo sgabello e iniziai a destreggiarmi per far scendere le mutandine. Le sfilai e gliele diedi in mano. Le portò veloce al suo viso, al suo naso. "Che buon odore che ha la tua figa! Dai, rimettile, usciamo, seguimi" Uscii e incominciai a seguirlo, mi sentivo pronta ed ero eccitata, ero una fica calda e vogliosa, pronta a soddisfare le voglie di quel porco, volevo sentire le sue mani ruvide sul mio corpo, la sua lingua. Lo seguii fino ad un portone, in una via piccola, trasandata. Aprì la porta e mi invitò con un cenno ad entrare. La stanza era poco ammobiliata e impregnata da un odore acro di tabacco da pipa.
Si accostò a me, con la sua liquirizia iniziò ad attraversare il mio corpo,arrivato alla fine del vestito lo sollevò :" ma che puttana che sei!-esclamò- guarda, sei bagnata,cosa vuoi è?" Sorride, con una mano mi tiene su il vestito, sposta il mio tanga e me passa il bastoncino sui peli. Chinai leggermente le gambe, aprendole per dar modo di passare dove la desideravo di più, fra le labbra infuocate. L’eccitazione cresceva,ormai ero in completa balia dei sensi e di quell’uomo voglioso di sbattermi in tutti i modi. Capì al volo la mia eccitazione ed infilò il bastone di liquirizia mangiucchiato e succhiato nella mia vagina facendola muovere su e giù e con la lingua giocava sul mio orecchio provocandomi brividi continui…
Poi lo sfilò dalla mia fica bagnata "leccala- mi disse-"
Presi la liquirizia in bocca e iniziai a leccarla simulando un pompino, era bagnata dai miei umori e mi piaceva farlo per lui, mi eccitava pensare che l'aveva tenuta in bocca al bar.
"Brava così, porca…si leccala….ora chinati…"Mi prese con forza facendomi arrivare ad un vecchio tavolino e mi ci sbattè sopra, di schiena, divaricandomi le gambe da dietro. Due dita, inizia a giocare sul mio clitoride, il suo alito era sul mio collo.Iniziò a farmi un ditalino continuo, a tratti tranquillo a tratti violento,io inarcavo il culo verso di lui per sentire sempre di più il piacere delle dita. Si inginocchiò alle mie spalle ed iniziò a leccarmi la schiena, e giù fino al culo.
Aprì le natiche con le mani e ci intrufolò la lingua facendola scendere fino alla fica e risalendo.:" Ne hai proprio voglia Eh? vedrai che bel lavoretto ti faccio,
conoscerai il cazzo di un vero uomo e non quei cazzetti gentili che sei abituata a prenderti ogni tanto! ho voglia di aprirti questo bel culetto,dimmi, troia, vuoi sentire questo cazzo gonfio romperti il culo, dimmelo che lo vuoi!"
"Si, lo voglio, rompimi il culo,scopami,fammi godere come una cagna in calore…"
Ero completamente in balia di quell’uomo, del suo cazzo, delle sue dita, della sua lingua. Inarcai ancora di più il culo e lui inizio a fregare il suo arnese nel buco ,spingeva piano aprendolo ogni volta un po’di più, poi lo spinse più forte, ho un sussulto di dolore ma piano lascio che il suo cazzo entri, entri sempre più nel mio culo. Due dita nella mia fica. "Che porca che sei, senti, bagnata, aperta, vogliosa…" e mentre diceva così il suo cazzo scivolò completamente nel culo,aveva sfondato, il dolore era diminuito lasciando spazio ad un senso di piacere sempre più grande.:" Sei un porco, un maiale….""Sii, lo sono e ti piace essere presa così, senza troppi complimenti…""Si, mi piace e mi piace il tuo cazzo così,grosso, mmm!dai, continua a spingerlo nel culo, daiii"
" Si, così, brava, voglio sentirti implorare che lo vuoi chiedimelo,dimmi che vuoi essere sbattuta,sei una vacca…."
La mia fica era sempre più mondata da umori che scendevano copiosi fra le sue dita e le mie cosce.Si fermò, mi fece girare "Guarda il mio cazzo…leccalo, passaci la tua lingua vogliosa." Iniziai a leccare quel cazzo gonfio, le vene gli pulsavano e lui con le mani spingeva la mia testa sempre più a fondo,sentivo la bocca piena del suo cazzo."Sii, dai, ti piace succhiare il mio cazzo, ciuccialo, tutto mmm, si…"
Più parlava, più mi eccitavo e affondavo le mie labbra sul suo cazzo.Mi prese per i capelli tirandomi su.
"Mettiti sul tavolo, apri le gambe, voglio vedere la tua figa per bene…" Ancora una volta ubbidii, ormai non capivo più nulla, ero scossa da fremiti e volevo sentirmi infilata ovunque. A gambe aperte, i suoi occhi perlustravano la mia fessura aperta, pulsante, il clitoride duro come punta di spillo, ormai più simile ad un piccolo cazzo."sei in calore vero troia? Vuoi sentire""Si, voglio,si, dai, fammelo sentire dentro,dai".Sentivo le sue mani invadermi le cosce, aprirle e la sua lingua saliva e scendeva lungo tutta la mia fica, sentivo la sua bocca stringersi sul clitoride e mordicchiarlo…
Ma volevo sentire di più, ancora di più.Si tirò su,la sua lingua risalì su per le cosce, sul seno, girava sui capezzoli fino a renderli talmente duri che mi provocarono un senso di piacere e dolore, soprattutto quando con le dita iniziò a premerli sempre più forte, bruscamente mi stese sul tavolo aprendomi le cosce con le mani."Lo vuoi?":"Si lo voglio…."Infilò in un solo colpo il suo cazzo e iniziò a sbattermi senza sosta, sempre più forte…più forte.La sua voce era diventata roca, rendendolo ancor più porco mentre mi martellava con ritmo sempre più incalzante, sentivo le sue palle sbattermi sulla fica. :" Si dai…muoviti, brava…ahhh! Siii!"Mugolando il porco si lasciò andare ad un orgasmo da animale sborrandomi dentro il corpo.
Ed io venni come non mai, la mia fica si apriva e chiudeva in preda a spasimi sempre più forti, sempre più sublimi che mi fecero scuotere e urlare dal piacere.


Sono passati anni da quel giorno ma quell’uomo è sempre rimasto nei miei pensieri con gratitudine, mi aveva insegnato ad essere porca, a godere del sesso, mi aveva insegnato a non accontentarmi del cazzetto di turno, volevo di più, meritavo di più e da allora, presi la decisione di cominciare a darmi da fare, non avrei rinunciato mai più a piaceri del genere.

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